Dalì all’eternità
1931
Salvador guardò il quadro.
Non lo capiranno, pensò. Meglio.
Salvador guardò l’orologio. Fermo.
Salvador sfiorò la tela col pennello. Finito.
Salvador non guardò l’orologio. Ascoltò.
Tic.
Tac.
Tic.
Tac.
Tic.
Tac.
1929
«Tieni. Ora non ti devo più nulla!»
Il suono di quelle parole era flaccido, viscido ed elastico. Non riusciva a scindere ciò che vedeva nella propria mano da ciò che ascoltava.
Il preservativo, contenente il seme del suo ragazzo, scivolava tra le sue dita rotte dal lavoro.
Quel figlio degenere, tremante e irrispettoso, lo guardava. Tutto di lui era un’ingiuria, anche quegli stupidi baffetti all’insù.
«Hai offeso il nome della nostra famiglia con quella scritta, oltre che la memoria della tua povera madre!»
«Pad…» non finì mai quella frase. L’uomo lo spinse fuori dall’uscio aperto, e si ritrovò a rotolare sui gradini luridi.
Quando la sua corsa terminò, si alzò e sistemò i propri vestiti. D’istinto portò la mano all’orologio, quello che aveva comprato vendendo il suo primo quadro. Era fermo. Lo avvicinò all’orecchio: nulla.
Si incamminò verso il suo studio. La mano stringeva in modo deciso il cronometro nella sua tasca, sentiva la catenella dell’oggetto scalfirgli la pelle.
Si domandava se avesse sbagliato a esporre a Parigi il “Sacro Cuore di Gesù Cristo” accompagnato da quella scritta, “Qualche volta, per divertimento, sputo sul ritratto di mia madre”, che tanto aveva fatto infuriare il padre.
Non si diede mai una risposta ― sarebbe stato qualcun altro a dargliela un giorno ― poiché era arrivato nella vecchia soffitta che usava come atelier.
Ad accoglierlo c’era una tela bianca, ventiquattro centimetri per trentatré, che gli ricordava come fossero ormai settimane che non dipingeva.
Scagliò la cipolla, che stringeva nella mano ormai livida, sulla tela.
L’orologio rimbalzò sul tessuto rigido e cadde accanto al suo piede.
Salvador lo raccolse, stava per riporlo in tasca, quando vide il crocifisso sulla parete. Era lì da prima che prendesse in affitto quella stamberga. Tolse il manufatto, e al suo posto vi appese la cipolla. La catenina solcava il muro dividendolo in due parti uguali.
D’impeto Salvador tracciò con un gessetto una linea sulla stoffa bianca. Ora parete e tela erano speculari.
Allargò le braccia quasi a misurare la distanza tra cavalletto e orologio.
Poi sentì la voce.
Allora attaccò a disegnare un cerchio. Poi un secondo e un terzo.
Una linea e tre cerchi.
Fu la voce a ordinarglielo, e lui ubbidì: la linea venne cancellata.
Tre cerchi distribuiti in modo casuale nello spazio bianco.
Si voltò verso la cipolla, quasi a mendicare il consenso dell’oggetto. Nulla.
Cosa gli era saltato in mente? Come poteva aver creduto che l’orologio l’avesse spinto a tracciare una linea e tre cerchi?
Il sangue inondò il cervello, con gesti decisi violentò le tre circonferenze.
Voleva che soffrissero, così come penava lui.
Voleva che si sciogliessero, così come si era liquefatta la sua illusione che ci fosse stato un sibilo a guidare la sua mano.
Bravo.
Questa volta era sicuro che ci fosse una voce. Si voltò di scatto, ma la scatolina circolare era appesa inerme alla parete.
Sì, sono io. Non ti aspetterai mica di vedere una bocca sulla mia carlinga!
Il tono di quella voce era sfrontato e scherzoso. Ma Salvador non si sentì offeso.
«Chi sei?»
Cosa importa chi sono? Io so chi sei tu: Dalì.
Sentirsi chiamare per cognome provocò un moto di piacere nel pittore.
«Cosa vuoi da me?»
Voglio proporti uno scambio.
«C-osa?»
C’è un tempo per le risposte e un tempo per la pittura. Ora è il tempo della pittura.
Salvador Dalì si avvicinò alla tela.
1934
• 14 giugno – Italia: a Venezia, Mussolini e Hitler si incontrano per la prima volta.
• 20 giugno – Italia: l’intera opera di Benedetto Croce e quella di Giovanni Gentile sono condannate e messe all’Indice dei libri proibiti dalla chiesa.
• 30 giugno – Germania: nella Notte dei lunghi coltelli, le SS eliminano Ernst Röhm e i principali esponenti delle squadre d’assalto.
• 26 luglio – A Vienna cospiratori nazisti in divisa da ufficiali dell’esercito occupano la cancelleria ove è in corso una riunione di gabinetto e assassinano Dollfuss. L’Italia che “vigila con l’arma al piede” invia al Brennero quattro divisioni e Hitler è costretto a sconfessare l’operato dei suoi sgherri austriaci.
• 2 agosto – Germania: Adolf Hitler assume la carica di capo dello Stato. Unione nella sua persona delle due cariche di capo dello stato e capo del governo e introduzione del nuovo nominativo di Führer.
Lui era Dalì. Gli Stati Uniti erano ai suoi piedi. Julian Levy era stato di parola quando gli aveva promesso onori e gloria. Tutti impazzivano per le sue opere, si vociferava che il MoMa avrebbe acquistato il suo “La Persistenza della Memoria”. Un brivido di piacere percorse la sua spina dorsale, il pittore automaticamente portò la mano sull’orologio da taschino. Il contatto con quell’oggetto lo fece sentire ancora più potente. Ormai erano tre anni che la cipolla non parlava più, ora si esprimeva solo con i sui tic e i suoi tac. Ma Dalì sapeva che, attraverso lo scrigno di metallo, l’orologio godeva con lui della sua gloria.
Si sistemò al meglio sulla giacca la scatoletta di vetro contenente il reggiseno e si buttò nell’abbraccio della folla che animava il ballo in suo onore. L’applauso scrosciò: tic… tac.
1936
• 9 maggio – Si arrendono le truppe abissine; Hailé Selassié fugge in Inghilterra. In Italia viene proclamato l’Impero dell’Africa Orientale Italiana. Vittorio Emanuele III assume il titolo di Imperatore d’Etiopia.
• 18 luglio – Spagna: truppe nazionaliste guidate dal generale Francisco Franco non riescono ad assumere il controllo del paese con un colpo di stato a causa della resistenza repubblicana; inizio della Guerra civile spagnola.
• Settembre – Spagna: il generale Francisco Franco è nominato “generalissimo” dell’esercito del re ed è proclamato Capo dello Stato.
• 25 ottobre – Sottoscritto l’Asse Roma – Berlino, patto d’amicizia tra Germania e Italia.
• Novembre – Italia: L’Italia e la Germania sostengono con truppe e mezzi il generalissimo Franco nella Guerra civile spagnola.
Soffoco. Questo fu l’ultimo pensiero di Dalì prima di togliersi dal capo il pesante casco da palombaro. L’idea di presentarsi all’Esposizione Internazionale Surrealista di Londra vestito da sommozzatore era stata grandiosa, ma non bisognava esagerare. I due levrieri russi che aveva portato al guinzaglio al momento del suo ingresso annusavano il casco con scarso interesse. Si guardò attorno, i flash erano tutti per lui, con buona pace dei “colleghi” che solo un paio d’anni prima l’avevano cacciato dal movimento surrealista. Lui era il surrealismo. Lui era l’arte. Il suo cuore batteva forte in quel momento: tic… tac.
1954
• 12 gennaio – Austria: nel piccolo comune di Blons una terribile valanga uccide più di 200 persone.
• 13 marzo – Vietnam: inizia la battaglia di Dien Bien Phu. Si concluderà con la sconfitta dei francesi.
• 4 maggio – A Ribolla, nel comune di Roccastrada (GR), avviene la più grave tragedia mineraria italiana del secondo dopoguerra: perdono la vita 43 persone.
• 25 ottobre – Nella notte tra il 25 e il 26 ottobre, un’alluvione danneggia gravemente le città di Cava de’ Tirreni, Vietri sul Mare, Salerno, Maiori, Minori, Tramonti, e spazza via il villaggio di Molina provocando complessivamente la morte di 318 persone e circa 5.500 senzatetto.
• 1 novembre – Algeria: i guerriglieri del Front de Libération Nationale (FLN) eseguono molteplici attacchi in varie zone del paese: inizia la guerra d’Algeria per l’indipendenza dalla Francia.
Gala, sua moglie, era lì immobile. Guardava sé stessa ritratta ai piedi del Cristo. Di lì a poco i corridoi della Carstairs Gallery di New York sarebbero stati invasi da una moltitudine di gente chiassosa. Critici, curiosi, mecenati, milionari. Magari anche quel giornalista, quello stupido. Quello che, avendo udito che Salvator Dalì avrebbe dipinto un “Cristo esplosivo, nucleare e ipercubico”, gli aveva domandato se volesse ritrarre un “Cristo esplodente”. Dio abbia in gloria le menti semplici. Il suo “Corpus Hypercubus” era lì dimostrare come la sua pittura era in grado di sconfiggere lo spazio e il tempo.
Poveri ingenui, si sarebbero recati in quel luogo a celebrare la ritrovata fede del maestro, ben lontani dalla verità: lui e l’Ultraterreno si erano ritrovati da un bel pezzo.
Era ancora assorto nei suoi pensieri, quando udì i primi passi della folla nella galleria: tic… tac.
1988
• 16 marzo – Halabja/Iraq: Usando armi chimiche il regime iracheno stermina 5000 curdi. Nelle giornate successive ne muoiono altre migliaia.
• 14 aprile – Napoli: esplode autobomba davanti a un circolo per militari USA (5 morti); l’attentatore è Junzo Okudaira, giapponese, noto killer internazionale.
• 4 maggio – Italia: rientra nel porto di Carrara la nave Zanoobia, contenente oltre 2000 tonnellate di rifiuti tossici dopo che lo sbarco è stato impedito in tutti i porti dell’Africa e del Sudamerica.
• 23 luglio – Savona: dallo stabilimento dell’ACNA di Cengio si sprigiona una nube tossica di anidride solforosa.
• 7 dicembre – Armenia: un violento terremoto causa 30.000 vittime e 400.000 senzatetto.
• 21 dicembre – una bomba fa esplodere in volo un aereo della Pan Am che precipita sulla cittadina di Lockerbie, Scozia: 270 morti sull’aereo e 11 nel villaggio. Stati Uniti e Gran Bretagna accusano la Libia come responsabile dell’attentato.
Il Re Juan Carlos a casa sua, inginocchiato innanzi al suo letto, sussurra parole di conforto. Dalì non le ascolta, guarda oltre il sovrano, là sul tavolino, l’oggetto inerme che batte ogni secondo. Non vedeva il re dal giorno in cui gli aveva donato il suo ultimo disegno, come atto di gratitudine per l’essere stato insignito del titolo di Marchese di Púbol.
Sa di esser giunto al termine dei suoi giorni, e per questo ha deciso che l’orologio lo darà a lei, Amanda. La sua musa ispiratrice. Lei è stata l’unica che ha amplificato il potere dell’orologio.
Si lascia andare, chiude gli occhi e ascolta il sovrano che gli sussurra nell’orecchio: tic… tac.
1930
Dipingere per lui non era stato mai così semplice. Lo faceva sotto dettatura. Era l’orologio a guidarlo, e lui si fidava.
Ascoltava la voce sincopata dell’oggetto. L’udiva con il braccio.
Era il suo maestro, era il suo amico e confidente.
Aveva capito che poteva fidarsi quando, senza che lui gliel’avesse chiesto, l’orologio disse: non hai sbagliato quel giorno a Parigi, l’arte è rottura. Delle convenzioni, prima di tutto. Deve scioccare, e la tua opera l’ha fatto. La reazione di tuo padre è un complimento. Il Complimento. Un giorno qualcuno canterà: Padre, voglio ucciderti. Madre, ti voglio fottere. L’arte va avanti. Come il tempo.
L’arte va avanti. E lui la stava spingendo oltre il limite.
E per dirla tutta, lo scambio proposto dall’orologio era equo.
Tu dipingerai per me. Tu dipingerai me. Tu avrai gloria e onori.
«Lo sto già facendo» e non avrebbe smesso per nessuno motivo al mondo «ma tu cosa ci guadagni?»
Qualcuno ha scritto: “La bellezza salverà il mondo”. Niente di più sbagliato. È il mondo che salverà la bellezza. Quanto più brutto sarà il mondo, tanto più bella sarà la bellezza. Tu dipingerai un capolavoro, e il capolavoro sarà ogni anno più bello perché il mondo sarà sempre più brutto. Il mondo sarà il Ritratto, il mio ritratto sarà Dorian Gray.
Salvador Dalì rimuginava sulle due citazioni, ma non riusciva ancora a capire quali vantaggi potesse ricavarne l’orologio.
Allora chiese: «Ma tu sei il Di…»
Non dire stupidaggini, tu lo sai chi sono. Sono mesi che mi stai ritraendo. Ricordi il primo giorno?
«Sì»
Cosa hai disegnato all’inizio?
«Te»
E come mi hai raffigurato?
«Facendo tre cerchi»
Io sono colui che è uno e tre.
«Tu sei Di…»
Se ti piace chiamarmi così, sì.
«Ma perché hai bisogno del mio ritratto?»
Perché la pittura è aconfessionale. Piace a tutti al di là del credo. Piace anche agli atei.
«E peggio andrà il mondo, più bello sarà il mio quadro. E più bello sarà il mio quadro, più gente verrà a guardarlo. E più gente ver…»
…rà a guardarlo, più gente lo venererà. Mettimi nella tua tasca, andiamo a fare una passeggiata.
11.09.2001
Salvador Dalì era appeso a una parete. Non lui, ma il suo “La Persistenza della Memoria”.Lui era la sua opera. Vedeva intorno a sé quadri, strade, palazzi. Erano tante veline trasparenti poste una sull’altra.
Poi diventò tutto chiaro. Non più visioni sovrapposte, ma una sola immagine limpida: due palazzoni giganteschi, i più alti che avesse mai visto.
Erano delle finestre una sull’altra. Vetro e acciaio.
L’aria era serena. Lui stava lì sulla parete del MoMa e fissava quei due totem slanciati verso la volta celeste.
E proprio dal cielo vide arrivare la prima scheggia. Un aereo? Probabilmente sì. Nel 1930 i velivoli non erano così, ma ormai era chiaro che si trovava nel futuro.
Come una grossa ciminiera quella pila di finestre sprigionava fumo bianco. I rumori della città erano concitati, udiva delle urla.
Lui non provava nulla nel vedere quello che accadeva. Si sentiva distaccato. Lui era Dio.
Un altro aeroplano andò a urtare una di quelle costruzioni, il tempo s’increspò. Solo un battito di ciglia, e vide la polvere. E dopo la polvere nulla. I due falli di vetro e cemento non erano più là.
Poi seppe tutto ciò che sarebbe successo dopo: guerre preventive, dittatori massacrati, terremoti, tsunami, fughe radioattive, stragi di massa, attentati, cataclismi, crisi economica, xenofobia, viaggi della speranza, morti bianche, sfruttamento minorile e pedofilia.
Seppe e si crogiolò. Dio aveva ragione, lui sarebbe diventato immortale: “il mondo salverà la bellezza”.
1930
Non era più appeso a una parete, si trovava nel suo atelier. Rimise l’orologio sul muro con delicatezza.
Quello che hai visto accadrà dopo la tua morte. Ma il tuo nome non verrà mai dimenticato. Io ti offro questo: onore e gloria in cambio di onore e gloria. Uno scambio alla pari.
Sì, pensò Salvador Dalì, uno scambio alla pari.
1931
Salvador guardò il quadro.
Non lo capiranno, pensò. Meglio.
Salvador guardò l’orologio. Fermo.
Salvador sfiorò la tela col pennello. Finito.
Salvador non guardò l’orologio. Ascoltò.
Tic.
Tac.
Tic.
Tac.
Tic.
Tac.
Oggi
“La Persistenza della Memoria” (conosciuto anche come “Gli Orologi Molli”) è un dipinto a olio su tela di cm 24 x 33 realizzato nel 1931 dal pittore spagnolo Salvador Dalí. È conservato al Museum of Modern Art di New York. (Fonte Wikipedia)
Il numero dei visitatori del MoMa è salito fino a 2,5 milioni all’anno a fronte dell’1,5 che entravano nelle sue sale prima del rinnovamento. Il direttore del museo, Glenn D. Lowry, prevede che alla fine questo numero si stabilizzi sui 2,1 milioni di visitatori l’anno. (Fonte Wikipedia)
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Le SPECIFICHE:
Lunghezza. Minima: 5.000 caratteri. Massima: 30.000 caratteri (spazi inclusi, escluso il titolo). Tolleranza zero. Vale questo contatore come riferimento per il conteggio dei caratteri.
Genere: thriller, giallo, azione, avventura, pulp, noir, hard boiled, drammatico, horror, fantasy, fantascienza, cyberpunk, steampunk, weird (i partecipanti dovranno tenere conto nelle proprie classifiche dell’attinenza dei racconti ai generi elencati).
Particolarità:
1) In una scena dovrà avere importanza fondamentale uno strumento di misura del tempo che funziona male (i partecipanti dovranno tenere conto nelle loro classifiche di quanto sia significativo lo strumento malfunzionante per il racconto giudicato).
2) Nel racconto dovrà essere presente un flashback significativo e/o lo svolgimento della storia dovrà subire un salto temporale, cioè alcuni eventi che si svolgono per il protagonista successivamente a ciò che avviene all’inizio del racconto dovranno invece svolgersi nel passato del tempo iniziale — detto così non s’è capito, ma non volevo condizionarvi parlando di macchine del tempo — (i partecipanti dovranno tenere conto nelle proprie classifiche di quanto sia significativo nell’economia del racconto il flashback o di come sia stato trattato con originalità il tema del salto temporale).
3) Mezzo punto di bonus per coloro che inseriranno nel racconto un qualunque dipinto di Salvador Dalì.
Altro racconto nato per un concorso, le specifiche sono quelle riportate qui sopra.
Quando ho iniziato a scrivere questa storia, avevo solo l’immagine di Dalì nel suo atelier che guardava un’opera finita. Da lì (o Dalì) è iniziato tutto.
Ovviamente la trama è frutto del caso, ho buttato giù l’incipit senza sapere dove sarei andato a parare. Certo avevo le specifiche, ma come metterle insieme?
Ho iniziato a studiare la biografia del Maestro, e piano piano gli spunti sono venuti.
Quasi subito mi sono reso conto che il vero protagonista sarebbe stato l’orologio, allora mi son chiesto perché vuole essere ritratto?
Mi son venute in mente tante risposte già utilizzate. In primis, quella del caro Oscar (quando c’è un ritratto in mezzo, il collegamento con il buon Wilde e il suo “Ritratto di Dorian” è quasi automatico), però non mi andava di sfruttare un tema già utilizzato da altri. Proprio per questo motivo ho deciso di ribaltare il concetto (se non ho un’idea nuova, ne capovolgo una vecchia): non è il ritratto a invecchiare (come nella storia di Wilde), ma qualcosa lo fa per lui.
Avevo l’idea, ma non mi appagava ancora. E se invece di invecchiare questo qualcosa diventasse più brutto?
Ok, vada per l’imbruttimento, ma perché? (la scrittura è l’arte del saper rispondere a una serie finita di domande, quasi tutte contenenti un “perché”).
Ovvio, per far apparire il quadro più bello!
Ma cosa può deturparsi per far sembrare un dipinto più bello?
Il mondo.
Avevo la trama!
Da quel momento è entrato in gioco “le cul de l’auteur”, come diciamo noi francofoni.
Che l’orologio fosse un’entità sovrannaturale faceva parte del gioco, ma sarebbe stato troppo banale farlo coincidere con il diavolo. Allora ho puntato su dio, ho avuto la fortuna che nel dipinto gli orologi sono tre! (la première botte de cul!)
Ma perché dio vuole farsi ritrarre per l’ennesima volta e in modo non convenzionale? Ovvio, l’arte va oltre le religioni.
L’idea di postare le cronologie prese da wiki è casuale, anzi è frutto della mia pigrizia (le seconde botte de cul!). Dovevo introdurre in qualche modo nel racconto dei fatti di cronaca che evidenziassero come il mondo stesse peggiorando, ma non sapevo come fare. Allora ho pensato: per il momento incollo i fatti più importanti, poi vedo come inserirli nel testo. La mia indolenza mi ha fatto notare che forse era meglio lasciarli così. Magari qualcuno penserà che è un’idea geniale, invece è solo, ripeto, pigrizia. Ovviamente da wiki ho preso solo gli eventi drammatici, facendo finta di non leggere quelli positivi (sono un farabutto).
L’ultima botta di culo (la troisième) è stata l’aver trovato i dati che evidenziavano l’incremento delle visite al MoMa, era quello che mi serviva per dar spessore al piano divino!
Avendo partorito un qualcosa scevro di ironia, ho voluto fare il cazzone almeno nel titolo. Poi ho sempre amato chiamare le mie storie con storpiature di modi di dire (Chi muore si rivede, Non tutta la merda viene per nuocere, A caval di Troia non si guarda in bocca, ecc. ecc.).
E questo è tutto.
Per la cronaca, l’esito del concorso è stato semidisastroso (sesto su dieci). I primi voti ricevuti – scala da uno a dieci – sono stati due “1”. Poi la situazione è migliorata (ho beccato anche un paio di “10”), ma non sono riuscito a passare il turno.